In questo laboratorio ci siamo lasciati ispirare dalla figura ribelle e sognatrice di Paul Gauguin. Abbiamo approfondito come l’artista abbia cercato per tutta la vita una purezza incontaminata nei mari del Sud, traducendo le sue emozioni in colori antinaturalistici e forme sintetiche. Attraverso questa attività, abbiamo sviluppato competenze digitali applicate all’arte, imparando a osservare la realtà per poi reinterpretarla in modo soggettivo. L’obiettivo non era copiare il vero, ma esprimere ciò che sentiamo, lavorando sulla semplificazione visiva e sull’uso espressivo della tecnologia.
Materiali Necessari:
- iPad o tablet
- Applicazione Sketchbook
- Apple Pencil o pennino capacitivo
- Fotografie di paesaggi tropicali
Siamo partiti scegliendo una fotografia di un paesaggio tropicale che ci colpisse per la sua composizione. Dopo averla importata su Sketchbook, abbiamo creato un nuovo livello sopra l’immagine e, utilizzando un tratto nero netto e preciso, abbiamo iniziato a semplificare le forme. Abbiamo eliminato i dettagli superflui per concentrarci solo sui contorni principali, proprio come faceva Gauguin con il suo stile sintetico.
Per i contorni netti, il pennello migliore è il Pennarello Tecnico (Technical Pen) con un’opacità al 100% e una dimensione del tratto medio-sottile: questo permette di chiudere bene le forme senza sfumature.



Abbiamo strutturato il pannello dei livelli in modo gerarchico. Il livello base era la nostra fotografia di riferimento, sulla quale abbiamo abbassato l’opacità per vederla in trasparenza senza che ci disturbasse troppo durante il disegno. Sopra di essa, abbiamo creato il livello per il tracciato nero: mantenere le linee separate dai colori ci ha permesso di correggere eventuali errori senza cancellare ciò che avevamo già colorato.
Una volta definita la struttura del disegno, ci siamo dedicati alla fase più creativa: l’interpretazione cromatica. Abbiamo lavorato su livelli separati per gestire meglio le diverse aree del paesaggio. Invece di usare i colori reali della foto, abbiamo scelto campiture piatte e tonalità sature che rispecchiassero i nostri gusti e le nostre emozioni, dimenticando le ombreggiature realistiche.
Sperimentando con i vari pennelli digitali, abbiamo steso il colore in modo uniforme, cercando di creare contrasti vivaci tra le diverse zone del quadro. Abbiamo scoperto che cambiando la saturazione e la luminosità potevamo trasformare completamente l’atmosfera del paesaggio originale, rendendolo un luogo magico e personale.
Infine, abbiamo rifinito i dettagli e controllato che l’insieme risultasse armonioso e comunicativo. Il risultato finale è una serie di immagini digitali coloratissime, dove ogni paesaggio è diventato una visione interiore. Abbiamo così capito cosa intendesse Gauguin quando diceva di non dipingere ciò che vedeva, ma ciò che sentiva.
Con questo laboratorio oltre a conoscere meglio la poetica di Gauguin, abbiamo imparato a gestire un flusso di lavoro grafico completo: dalla scelta della reference alla gestione dei livelli, fino alla modulazione del colore. Questa esperienza ci ha permesso di capire che la tecnologia, se usata con consapevolezza, non toglie nulla all’espressività, ma ci offre nuovi modi per comunicare le nostre emozioni e per guardare il mondo con occhi diversi, proprio come i grandi artisti del passato.


























