Troppo rumore nel laboratorio di Arte?

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Vivo sempre con gran difficoltà la gestione del rumore nel laboratorio di Arte anche perché mi rendo conto che i ragazzi  si sentono (e sono) effettivamente più liberi rispetto ad una classica lezione frontale fatta in classe. I grandi banchi sono sistemati a isole e già questo semplice fatto logistico crea tre grandi gruppi all’interno dei quali i ragazzi si scambiano materiali, utensili e … chiacchiere! Ci sono ovviamente delle regole da rispettare e una di queste è la gestione del volume della voce mentre si lavora (solo mentre l’insegnante parla ci deve essere silenzio). Ho cominciato ad utilizzare l’applicazione TOO NOISY per iPad in alcune classi e a monitorare la “rumorosità” delle varie classi per avere una statistica sulle varie strategie da usare… Ecco qua il cartellone dopo quasi tre mesi di esperimento. Le classi dove ci sono più faccine sorridenti si sono meritate la musica in aula di artistica!

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Comments

  1. Ho lo stesso problema, provero’ le faccine ma la verita’ e’ che non credo nel silenzio cosi come ‘la scuola’ lo intende e lo pretende.

    • miriampaternoster says

      Nemmeno io credo in quel tipo di silenzio, cara Liana… nel laboratorio di arte poi il silenzio non ha proprio senso… Infatti il problema che spesso ho io è la gestione del rumore, perché al silenzio ci ho rinunciato da sempre. Con le classi terze abbiamo raggiunto un buon grado di gestione del rumore, il problema persiste soprattutto nelle seconde e nelle prime. Questa applicazione per iPad con certe classi funziona ed è divertente… va sperimentata! Grazie del commento e possiamo anche condividere qualche idea sulla gestione del rumore in aula di artistica! A presto Liana! 😉

      • Patrizia Miele says

        Curioso… qui da me il problema è il contrario. Le prime sono assolutamente gestibili, le seconde molto poco… le terze si torna all’ordine, o ci si prova… XD

        • miriampaternoster says

          In realtà ogni classe fa un percorso diverso nell’arco dei tre anni. In teoria dovrebbe essere di crescita e maturazione, ma non sempre è così, io ho avuto delle terze che sono regredite rispetto al primo anno! Comunque si provano tutte le strategie!! Buon lavoro a te Patrizia 🙂

  2. Bellissima esperienza, mi interrogo molto, proprio oggi molto, su questo tema.. Proverò anche io ..si ancora un’altra volta grazie!

    • miriampaternoster says

      Ciao Romina… in effetti si tratta proprio di provare, ogni classe risponde in modo diverso. All’inizio faccio provare se funziona e chiedo loro di cacciare un bell’urlo di due secondi, in modo da prevenire i soliti che vogliono far arrabbiare la faccina di proposito. Poi in alcune classi stanno a vedere se appaiono gli awards e ad ogni stellina dorata (dopo alcuni minuti di quiete appare una stellina e se ne va se c’è rumore) esultano a bassa voce. Ripeto: con alcune classi ci ho quasi rinunciato, ma dove c’è un clima di collaborazione si può usare e ci si diverte!

      • Proverò anch’io iniziando con le classi prime, anche perchè da quest’anno finalmente avrò la certezza di tenerli fino in terza. Invece con le terze ho qualche problema…. Insegno dal 2013, in una scuola della pedemontana e i ragazzi faticano a rispettare la disciplina artistica come le altre, non accettano argomentazioni sull’ “ARTE” e voglia di lavorare poca e senza dover spendere per i materiali. In realtà intorno a questi ragazzi ci sono contesti difficili e genitori con poca voglia di collaborare alcune volte torno a casa veramente avvilita, ma il giorno dopo sono di nuovo piena di energia e voglia di ricominciare.

        • miriampaternoster says

          Ciao Giovanna, sono felice di conoscerti!
          Anche io spesso mi trovo nella tua situazione e torno a casa avvilita!
          Mi permetto di chiacchierare un po’ con te via email, per condividere qualche strategia sulla gestione delle classi!
          keep in touch! 🙂

          • Antonella drago says

            Il silenzio non è indice di apprendimento, anzi i ragazzi esprimono la loro creatività attraverso la comunicazione, basta pensare che sono in grado di fare contemporaneamente più cose, inoltre la scuola non è una caserma come molti vorrebbero che sia e la risposta sta nei risultati che si ottengono dai ragazzi e visti i risultati che ottieni stai svolgendo sicuramente un ottimo lavoro!
            Il problema è più il nostro che arriveremo alla vecchiaia sordi ma abbiamo scelto di svolgere questa professione e cerchiamo di farlo al meglio.

          • miriampaternoster says

            Ciao Antonella! E’ proprio così. All’inizio pensavo che il rumore nell’aula di artistica fosse sbagliato, poi piano piano non ho mai più preteso il silenzio, se non quando do istruzioni per andare avanti col lavoro. Ora metto pure la musica con le playlist di Spotify (provalo!) così quando fermo la musica tutti alzano gli occhi perché sanno che c’è un’istruzione in arrivo, e poi dopo l’istruzione musica e chiacchiere a bassa voce. Poi se il rumore è troppo spengo la musica, perché è un premio che ottengono solo se mantengono un volume “umano” nel loro chiacchiericcio. A farli stare zitti ci ho rinunciato da un pezzo, anche perché è proprio come dici tu! L’applicazione sull’Ipad è stato un gioco che abbiamo fatto per la consapevolezza del rumore e del controllo del rumore. Facevo capire loro che c’è una “modalità sussurro” con la quale possono comunque parlare e chiacchierare rilassandosi senza far venire il mal di testa a se e agli altri. Tutto sommato mi ritengo molto fortunata a insegnare arte… noi possiamo fare cose che altri insegnanti si sognano 😉

  3. buonsera miriam, finalmente (sigh…!) ho trovato altri insegnanti con lo stesso mio problema. Ho una supplenza fino a fine servizio in una seconda classe media, presa tra l’altro in dicembre… faccio una gran fatica a tenere la classe, durante l’ora di arte li vedo disinteressati, nonostante le proiezioni di opere d’arte e le lezioni in power point, e durante l’ora di disegno una gran confusione. La scuola tra l’altro non dispone di un’aula di disegno, sicchè siamo costretti a stare in classe, con un disordine e un fracasso indescrivibile. Mi rendo conto però che questo è un problema in particolare delle seconde, per cui mi sento leggermente sollevata. Ammiro molto il tuo lavoro, e grazie a te ho preso molti spunti per i lavori di disegno.
    Grazie ancora per questo bel sito!

    • miriampaternoster says

      Ciao Michela! Nota dolente il rumore in aula di arte! La nostra modalità di insegnamento è completamente diversa dalla lezione frontale di molti altri, quindi io ho rinunciato da un pezzo al silenzio assoluto in aula mentre si lavora, non lo trovo nemmeno giusto a dire la verità! Abbiamo fatto degli esperimenti con la “modalità sussurro” in aula e sulle scale negli spostamenti… qualcuno capisce, altri no e non c’è proprio verso! La seconda è la classe peggiore a livello di disciplina, io poi che odio dare note e castighi non ho via facile come altri miei colleghi che ne fanno largo uso. Non credo alle punizioni, le dò sempre di malavoglia e le vivo come una sconfitta didattica, anche se a volte è l’unico mezzo che abbiamo per essere ascoltati. Ci sto mettendo anni a trovare strategie nuove ed efficaci per coinvolgere i ragazzi, per mantenere un certo clima costruito sul rispetto reciproco e non sulle minacce, anche se ammetto che ci sono ragazzi o classi che capiscono solo le minacce. L’anno scorso con una terza ho finito facendo le lezioni con dettati di storia dell’arte… la cosa più triste che ho fatto in vita mia. E loro tutti zitti e buoni, a scrivere come tanti piccoli robot con la creatività appiattita a livello zero, contenti perché non dovevano fare nemmeno la fatica di pensare. 🙁 Conosci il sito http://www.metadidattica.com ? A me ha salvato la vita in classe! quest’anno è andato tutto molto meglio grazie a un corso che ho fatto con Alberto de Panfilis di metadidattica sulle strategie di insegnamento, comunicazione efficace, leadership e carisma… fantastico! Bisogna lavorare molto su noi stessi ed il lavoro da fare non finisce praticamente mai… ma si può continuamente migliorare, capire, sperimentare, agire. fammi sapere come va in classe dopo Pasqua, un po’ di confronto e un po’ di sfogo fanno bene! 😉

  4. Francesca beneo says

    Come mai non è disponibile nello store italiano?

    • miriampaternoster says

      Non lo so, vedo ora che cliccando sul link appare la scritta “non disponibile nello store italiano”.
      L’articolo è del 2014 e al tempo lo avevo scaricato gratuitamente dall’apple store. Non so come mai non ci sia più, bisogna cercare qualche cosa di simile, tipo un misura rumore. Mi dispiace non poterti aiutare di più. Fammi sapere se trovi qualcosa 🙂

  5. Ciao! bella l’idea dell’app. Purtroppo non ho l’ipad ma ho il cellulare (ho visto che qualche app per misurare il rumore c’è, oggi provo a mettere sul cell “noise moderator” ma temo sia troppo sensibile al rumore, devo provarla!). Altro mezzo che potrei usare è il pc (ogni classe ne ha uno) ma devo vedere se trovo dei software adatti e se posso installarli sui pc della scuola. Che musica metti??? Scegli tu o fai scegliere a loro?
    L’altro giorno in classe ho detto che se “si comportavano bene” si sarebbero guadagnati la musica nell’ultima mezz’ora. Il più indisciplinato ha iniziato a richiedere il silenzio dei compagni per poter ascoltare la musica a fine lezione! Grazie!

    • miriampaternoster says

      Ciao Betty! Metto musica mentre disegnano, metto Spotify, usalo, è fantastico! Si possono scegliere tutti i generi che vuoi, ma sei vuoi farli proprio contenti c’è la top 50 global con tutti i brani del momento. Certo che la musica si ascolta solo certe condizioni. L’unico neo di spotify è che ogni mezz’ora o giù di lì c’è una pubblicità, ma io la zittisco e dopo un minuto riparto con la musica… Non accetto in nessun modo dediche e richieste né commenti, perché i brani non sono scelti da me ma dal programma, e se una musica è troppo agitata vado a quella dopo. In ogni caso si può scegliere il genere e i “mood”, gli stati d’animo, cos’ puoi mettere anche basi molto tranquille e classiche. Buon lavoro! 😉

  6. Ciao Miriam, in effetti anch’io mi trova in grandi difficoltà con alcune classi. E’ solo due anni che insegno arte, anche se ho già 53 anni, prima ho fatto lavori completamente diversi, in azienda, per 16 anni, e poi dal 2006 ho incominciato ad insegnare sostegno. E’ logico che il rapporto in quel caso era di uno a uno e il modo di relazionarsi era molto differente.
    Io tendenzialmente, come carattere sono dolce, ma ci tengo al rispetto delle regole, e purtroppo, dopo le prime settimane di scuola, in cui tutti i ragazzi sembrano degli angioletti, si trasformano e spesso devo minacciarli con note e riassunti di punizione (che sono più una punizione per me, che devo correggerli, che per loro).
    Le difficoltà maggiori, a controllare il rumore, sono ovviamente durante l’attività pratica. Io sono d’accordo che non si possa lavorare nel totale silenzio, ma purtroppo il rumore ad un certo punto diventa talmente forte che provoca mal di testa alla sottoscritta e non permette ai ragazzi di concentrarsi e lavorare con serenità. Senza contare il fatto che spesso le colleghe delle classi vicine si lamentano… Questo è abbastanza frustrante, specie quando uno passa tutto il tempo a casa a cercare delle attività interessanti per coinvolgerli. A tale proposito devo ringraziarti tantissimo per le idee che pubblichi sempre sul blog, da cui io spesso prendo ispirazione. Grazie 1000!

    • Ciao Maria, piacere di conoscerti! Anche io ho 50 anni e non insegno da moltissimo tempo, prima facevo la restauratrice. La stessa frustrazione che provi tu è la mia ogni volta che affrontiamo lavori pratici, manuali e magari anche molto coinvolgenti, dove il rumore è una prassi che nei miei anni di insegnamento non sono mai riuscita ad eliminare anche perché non riesco a convincermi che si debba stare muti mentre si lavora. In sette anni (questo è l’ottavo anno che insegno) le cose sono un po’ cambiate, riesco ad organizzare meglio la classe, riusciamo a stringere dei patti abbastanza chiari in fatto di rispetto delle regole, e spesso mentre lavorano ascoltiamo musica. Tutto questo passando attraverso milioni di tentativi, fallimenti, frustrazioni e colleghi che ti rimproverano per il casino delle tue classi… con questo ti voglio dire che sei sulla strada giusta fatta di fatica, strategie, soddisfazioni e delusioni. Non ho ancora capito se un equilibrio è possibile, non so quanti anni ci vogliono per lavorare sereni, o se tutto il lavoro sta nel comprendere che tipo di serenità dobbiamo raggiungere. Mi hanno aiutato moltissimo e mi stanno aiutando continuamente nella mia formazione professionale i corsi e le proposte del sito Metadidattica https://www.metadidattica.com/ . Da anni seguo corsi e strategie per imparare a insegnare e ti confermo che funzionano, perché ogni anno imparo, cresco, sperimento e soprattutto combatto le piccole e grandi frustrazioni che a quanto pare nel nostro lavoro sono all’ordine del giorno. Grazie per il tuo bel confronto, fammi sapere come va!!

  7. Che bello leggere i vostri interventi!! Io non insegno arte ma disegno tecnico, quest’anno alle scuole medie e l’anno scorso alle superiori..anch’io non credo nel silenzio assoluto nelle ore di disegno e anch’io non credo nelle soluzioni punitive che però a volte sono la soluzione estrema. L’anno scorso e quest’anno mi è capitato che alcuni colleghi intervenissero nella mia aula perché il rumore era eccessivo, e questo è stato molto mortificante e demotivante per me…mi sono salvata questa pagina fra i preferiti, mi piace insegnare e vorrei farlo con un minimo di serenità, grazie!

    • Ciao Clementina, è un piacere conoscerti. Da anni “combatto” con me stessa per cercare una strada basata sulla relazione, sul rispetto e sulla forza della passione di insegnare e di imparare. Da altrettanti anni alcuni colleghi ribattono che funziona solo il pugno duro. Ebbene no, il pugno duro con queste generazioni di ragazzi non funziona più ed è sempre più evidente: i rimproveri e le punizioni usate come un iter abituale di routine didattica sono sempre più inefficaci. Per cui ben vengano insegnanti come te! Mi ha aiutato e mi aiuta molto seguire le strategie di https://www.metadidattica.com per imparare ad insegnare e diventare professionisti ad alto livello (e quindi inattaccabili anche dai colleghi più tradizionalisti ;)). Buon lavoro a te e grazie del commento!

  8. Ho ricevuto il mio primo (tanto atteso) incarico a scuola, una supplenza di un mese. Ormai a fine anno quando i ragazzi si sentono già in vacanza riuscire a gestirli è difficile.
    La mia idea di laboratorio artistico è un luogo dove scambiarsi idee e chiacchierare moderatamente. Purtroppo tendono sempre ad esagerare ma la cosa peggiore e che non riescono a stare seduti devono alzarsi continuamente si mettono le mani addosso, si insultano . È un contesto particolare, poi essendo anche alla mia prima esperienza devo imparare a gestirli, esco da scuola un po’ avvilita e stanca. Poi penso che però c’è quella classe che nonostante tutto a portato a termine l’attività proposta e che ha voglia di migliorare. Mi dispiace vedere che molti ragazzi e anche genitori non comprendono l’importanza della materia che non viene considerata come un qualcosa che può arricchire i propri figli.
    Complimenti per i tuoi articoli sono tutti molto interessanti e pieni di spunti, grazie

    • All’inizio è davvero dura per chiunque, ai miei primi incarichi continuavo a ripetermi che questo mestiere non faceva pr me, tanta era la frustrazione che provavo tornando a casa dopo giornate impossibili. Non è da molto che insegno, facendo il conto sono solo 8 anni e ancora, a volte mi chiedo se non ho sbagliato mestiere… Ti chiedo di non scoraggiarti, a insegnare si impara e ogni anno si capiscono e si imparano migliaia di cose. Da questo punto di vista è il mestiere più bello e più faticoso del mondo. La nostra materia in Italia verrà sempre considerata un po’ di serie B, ma ci farai l’abitudine. L’unica arma che abbiamo è la professionalità, che va portata ai massimi livelli, bisogna fare le cose bene e con passione, allora nessuno verrà mai a commentare quello che fai, e se lo fa sei nella botte di ferro della tua alta professionalità, che nessuno può toccare. Per la disciplina ci vuole un po’ di tempo, tieni duro che il prossimo anno andrà meglio! A me ha aiutato molto la formazione con MetaDidattica perchè, appunto, a insegnare si impara. Vai avanti e non scoraggiarti che c’è bisogno di insegnanti come te! 😉

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